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Un’ astronauta scolpito nella cattedrale del 1700?

Salamanca è uno dei luoghi più suggestivi della Penisola iberica, in cui piazze, palazzi, ponti, edifici sacri e musei rimandano di continuo agli stili romanici, gotici, rinascimentali e barocchi che abbelliscono la città castigliana.

Si tratta di un luogo che vive della cultura passata e presente; anche in senso materiale, dato che il turismo culturale e l’università locale – la più antica di Spagna – rappresentano la maggiore fonte di redditi della città. La generosità della storia, che a Salamanca ha lasciato tanti monumenti, la si ritrova nel momento in cui bisogna contare le cattedrali, che qui sono ben due (per 155.000 abitanti circa). La prima è detta semplicemente “Catedral Vieja” – Cattedrale Vecchia – e risale al secolo XIV, mentre la seconda è la Cattedrale nuova di Santa Maria dell’Assedio, nota per contrapposizione e sintesi “Catedral Nueva”.

I lavori del nuovo edificio cominciarono nel 1513 e terminarono nel 1733. Gli oltre due secoli necessari al completamento della nuova cattedrale permisero alla vecchia di continuare a svolgere il suo ruolo sacro come “protagonista”, ma, soprattutto, convinsero le autorità a non far abbattere l’edificio preesistente, che finì così per essere adiacente al nuovo. La Cattedrale nuova di Salamanca, proprio a causa del lungo periodo di costruzione, custodisce in sé più stili (come del resto la città), dal gotico al barocco passando per il rinascimentale. Pochi anni dopo il completamento, l’edificio venne danneggiato dal terremoto di Lisbona del 1755. Sottoposto nuovamente a lavori, venne restaurato. L’ingresso principale è rivolto verso sud e si compone di tre archi, uno per navata. La struttura interna è a croce latina e la navata destra dà accesso alla vecchia cattedrale.

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Astronauta. Forme e sensibilità diverse, tuttavia, non spiegano la scultura dell’astronauta sulla porta nord della cattedrale. Un soggetto non equivocabile, in cui è possibile riconoscere lo scafandro, la tuta, gli scarponi con le suole a carrarmato, i tubi per le funzioni vitali. Insomma, un astronauta senza possibilità di errore. Se un atto vandalico non avesse distrutto il viso nel 2010, sarebbe possibile apprezzarne anche lo sguardo colmo di stupore. Come se non bastasse, sulla stessa porta è presente anche la scultura di un gargoyle mentre mangia un gelato. Come prevedibile, la scoperta di queste due sculture – specie la prima – scatenò la fantasia dei più quando venne “notata” agli inizi degli anni Novanta. Ben presto si risalì al probabile “responsabile”: il marmista Miguel Romero, sotto la supervisione di Jeronimo Garcia a cui furono affidati i lavori di restauro nel 1992. I due soggetti devono essere stati inseriti come testimonianza del XX secolo nella storia dell’uomo, ma, per quanto concerne la scultura raffigurante l’astronauta, sembra si sia voluto ricongiungere e ri-accordare Chiesa e Scienza nell’immensamente grande.

Fonte: fanpage.it

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