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Tutti i benefici del regolamentare una delle sostanze mediche più usata da sempre nel mondo.

Il 13 luglio scorso, presso la sede del Parlamento Europeo a Bruxelles, ho avuto l’onore di partecipare ad una riunione voluta dall’On. Ignazio Corrao dal titolo: Politiche dell’UE in materia di lotta contro il traffico di droga e la criminalità organizzata. Una delegazione di Italiani, di cui ho fatto orgogliosamente parte, formata da consumatori responsabili di cannabis e pazienti che la utilizzano per scopi terapeutici, ha avuto modo di confrontarsi con figure istituzionali appartenenti a diversi organi europei.
Questo segna un passo storico per chi sostiene la legalizzazione della cannabis in quanto, sino a pochissimo tempo fa, chi consumava cannabis era ritenuto un tossico da curare o una persona comunque da punire e rieducare, mentre oggi veniamo invitati da un Europarlamentare che mette in pratica i veri principi della democrazia e della sovranità popolare.

Nelle righe a seguire analizzerò gli aspetti principali trattati durante i lavori svolti in aula e completerò con il mio personale commento che, dati i tempi abbastanza limitati, non ho potuto esprimere durante il dibattito, ma che farò recapitare ai vari esperti nei giorni a seguire.
All’apertura dei lavori, L’Europarlamentare del M5S Ignazio Corrao ha sottolineato, in modo decisamente imparziale, quali esiti hanno avuto le politiche proibizioniste. Brevemente ha inoltre evidenziato i suggerimenti pro-legalizzazione che arrivano direttamente da organi istituzionali, portando l’esempio del documento presentato nel 2011 della Global Commission on Drug Policy con dichiarazioni di illustri personaggi quali l’ex presidente dell’Onu, Kofi Annan. E ancora, tra i politici, l’ex commissario Ue, Javier Solana, l’ex segretario di Stato statunitense, George Schultz e diversi ex presidenti, alcuni con una profonda conoscenza diretta del tema, come il colombiano Cesar Gaviria; o le dichiarazioni fatte recentemente dalla Direzione Nazionale Antimafia, in Italia.
Ignazio Corrao, senza prendere direttamente posizioni pro o contro una possibile legalizzazione, ha invitato tutti al confronto, aprendo le strade ad un lavoro comune per la risoluzione di un problema che in realtà è motrice di svariati drammi italiani.
Il primo esperto a prendere parola è stata la dott.ssa Angela Me, attuale capo della Sez. UNODC, statistiche e sondaggi. Dopo i ringraziamenti la dottoressa ha iniziato sottolineando che la distinzione tra droghe leggere e pesanti non esiste nelle convenzioni sulle droghe, e che la cannabis, secondo i dati in possesso dell’UE, non risulta essere una droga “tanto leggera”. Ha comunque dichiarato di essere a conoscenza di diverse politiche attuate da stati che stanno provando altri metodi di riduzione del danno, che non siano il proibizionismo. Attraverso un grafico la dott.ssa Me ha mostrato un crescente aumento di persone che hanno chiesto di curarsi contro la dipendenza da cannabis. Durante la sua presentazione ha portato all’esame dei presenti dati che mostrano l’aumento dei casi di ricovero per abuso di cannabis.
Ha inoltre parlato CBD, riferendosi ad essa come “sostanza” contenuta nella cannabis e che, se ridotta, aumenta l’effetto del THC.
La dott.ssa Me ha poi evidenziato la situazione a livello mondiale per quel che riguarda il consumo di cannabis nel mondo, mostrando un uniformità quasi planetaria e, subito dopo, ha usato questo dato per ribadire che non può essere definita una droga leggera una droga così largamente utilizzata.

Ritengo che i dati dei grafici in possesso della Sezione UNODUC siano da analizzare diversamente, tenendo presente la reale situazione in cui versa la società o le persone indagate: l’aumento di richieste di aiuto per “disintossicarsi” dalla cannabis sono in crescita in quei paesi che prevedono la sostituzione della detenzione carceraria per possesso di sostanza stupefacente, con percorsi di recupero. Chiunque, tra la galera e dei colloqui con psicologi, sceglierebbe la seconda via.

Oltre a sottolineare che qualsiasi dato statistico deve essere analizzato prendendo in considerazione il complesso di fattori che certamente ne condizionano i risultati, è necessario rivalutare certi dati particolarmente “allarmistici” riguardanti la pericolosità della cannabis che, in realtà, sono nulla se paragonati a quelli ottenuti da sondaggi effettuati sui danni provocati dal legalissimo alcol.

Per quel che riguarda i casi di “ricovero”, bisognerebbe confrontarli con i dati riguardanti i ricoveri per abuso di alcol, di tabacco, e persino di cibo: abusare di qualcosa è potenzialmente pericoloso sempre, ma non proibiamo tutto. Inoltre, come viene trattato un ricovero per abuso di cannabis e cosa rischia il paziente? Perché proibire proprio la cannabis, che è tra le sostanze meno tossiche al mondo (non esiste dose letale assimilabile dall’uomo) quando alcol e tabacco sono legalmente venduti?

La storia ci ha insegnato che è impossibile vietare l’alcol e che col proibizionismo dello stesso non si è fatto altro che agevolare associazioni criminali. Bisogna accettare che lo stesso vale per la cannabis.
Il fatto che la cannabis sia la droga più usata al mondo, e che non vi sia mai stato un solo caso di morte nel mondo provocato dal suo uso o abuso, dovrebbe già da se essere un dato di riferimento per la promozione di politiche di legalizzazione, invece che usare questo dato per annullare l’idea di droga leggera..

Avrei inoltre voluto tenere una piccola lezione sui cannabinoidi contenuti nella cannabis, sui loro effetti terapeutici, compreso quello che ha il THC, ed avrei voluto spiegare alla dott.ssa Me che il CBD non è semplicemente un modulatore dello “sballo” provocato dal THC, ma è un metabolita della Cannabis sativa che ha effetti sedativi, anti-epilettici, antiossidanti e antinfiammatori. Si è rivelato inoltre in grado di ridurre la pressione endo-oculare ed è un promettente antipsicotico. Il CBD potenzia l’efficacia analgesica del THC prolungandone la durata di azione e al tempo stesso ne riduce gli effetti collaterali su frequenza cardiaca, respirazione e temperatura corporea. Il CANNABIDIOLO interagisce direttamente con il sistema endocannabinoide che è un sistema di comunicazione intercellulare che percorre tutto il nostro organismo, compreso il cervello, ed è importante per la capacità di modulare tutte le funzioni generali del nostro corpo.

Il CBD agisce legandosi ai recettori di questo sistema, influenzando le sue normali funzionalità. In poche parole, il sistema endocannabinoide consiste in una rete di recettori che si occupa di diverse funzioni, a seconda di come e di dove vengono attivate all’interno dell’organismo. Ci sono due principali tipi di recettori: i recettori CB1 e CB2. I primi si trovano principalmente all’interno del cervello e del sistema nervoso centrale, mentre i recettori CB2 sono parte integrante del nostro sistema immunitario. La principale funzione del sistema endocannabinoide è quella di conseguire l’omeostasi, ovvero mantenere stabile il funzionamento fisiologico di tutto l’organismo. I cannabinoidi tutti ci aiuteranno a guarire innumerevoli patologie quando la scienza non verrà più ostacolata dal proibizionismo.

Altro intervento meritevole d’essere sottolineato è stato quello del dott. J. Malinowki, del Gruppo Pompidou di Cooperazione per la lotta all’abuso e al traffico illecito di droga.
Il suo è stato uno degli interventi da me più apprezzati: il dott. Malinowki ha affiancato al problema “lotta alla droga”, il problema della violazione dei diritti umani.

Durante l’intervento si è discusso di diritto all’uguaglianza, diritto alla privacy, diritto alla cura.
Ognuno di questi diritti viene potenzialmente violato proibendo e perseguitando l’uso di cannabis.
Ciò che “urliamo” da anni, finalmente viene ufficialmente espresso da qualcuno che è titolato a farlo, dato che nella nostra società i cittadini hanno perso il loro diritto ad esprimersi e occorrono degli “esperti” che decidano per noi. Ammirevole il suggerimento di Mr. Malinowki che conclude consigliando ai consumatori di cannabis di appellarsi alla corte europea dei diritti dell’uomo.

Nota di merito va al dott. B. Welfens che ha esordito dicendo che la legalizzazione non sarà mai la soluzione, che nessuno può stabilire che risolverà il problema, però certamente ci aiuterà a migliorare le cose dato che con le sanzioni, con le pene, con la persecuzione di migliaia di persone si è ottenuto ben poco. La richiesta di droghe leggere è costante e ovunque e l’offerta tende a soddisfare sempre la domanda. In Germania circa 6.000 persone perdono la vita per colpa dell’alcol, ma nessuno pensa di vietarlo. Perché non si può fare lo stesso con la cannabis, dato che vietarla non serve? Durante il suo intervento, tra l’ironico ed il provocatorio, ha pubblicamente ammesso di aver fatto uso di cannabis durante gli anni universitari, scherzando sul fatto che la sua carriera non è stata comunque pregevole come quella del Presidente Obama, anch’egli noto consumatore di cannabis in gioventù.
Proprio a seguito di questa “confessione”, durante il mio breve intervento dal minuto 37:44

ho fatto anche i complimenti al dott. Welfens per la sua sincerità: parlare apertamente dell’uso di cannabis ha lo scopo di far crollare quello che per troppo tempo è rimasto un tabù; ma ho ritenuto doveroso concludere soffermandomi sul fatto che, il poter affermare di aver fatto uso di cannabis in gioventù, ed essere comunque riuscito a far carriera è un’immensa ingiustizia nei confronti di tutte quelle persone che hanno subito e subiscono persecuzioni e condanne che rovinano loro la vita, a causa di una legge liberticida, criminale e criminogena.

Ho inoltre ritenuto doveroso ricordare chi, a seguito del proibizionismo e non della cannabis, oggi non c’è più, come Stefano Cucchi e Aldo Bianzino.

Sorvolo sugli altri interventi, complimentandomi invece con gli amici che da sempre si impegnano nella lotta antiproibizionista e che hanno fornito il loro contributo durante i lavori.

Da sempre sentiamo che non verrà mai legalizzata in Italia, eppure veniamo invitati in importanti sedi istituzionali per fornire il nostro contributo. Adesso che ovunque si ammette che nessuno è mai morto per una canna, che è molto più pericoloso l’alcol ed il tabacco, che il proibizionismo ha portato solo grandi capitali nelle casse della criminalità organizzata, che il proibizionismo è causa del sovraffollamento carcerario, che il proibizionismo grava inutilmente sulla spesa pubblica, che uomini illustri conoscono e apprezzano la cannabis e che questo non ha minimamente peggiorato nulla delle loro vite; forse è arrivato il momento di farsi sentire ancora di più. E’ giunto il momento di intensificare la lotta, partecipando attivamente ad ogni iniziativa e mettendoci TUTTI, oltre al cuore, anche la faccia.

Consumatori responsabili di cannabis al Parlamento Europeo
Relazione dedicata a chi mi ha chiesto maggiori specifiche.

Giuseppe Nicosia, consumatore responsabile di cannabis.

FONTE:

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