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Trasforma l’aria in acqua potabile.

Un nuovo macchinario per trasformare l’aria in acqua potabile senza inquinare. L’innovativa tecnologia svizzera è stata presentata a Expo da Seas, società di Riva San Vitale, nell’ambito della giornata ticinese dedicata all’acqua. E’ stata così realizzato il sitema Awa Modula (Air to Water to Air), in grado di catturare l’umidità presente nell’atmosfera e trasformarla in acqua potabile di alta qualità. In realtà, sono diversi anni che si inseguiva la possibilità di ricavare acqua dall’aria. Adesso questa possibilità si è concretizzata ed è stata sperimentata su grandi numeri: in un albergo e una società petrolifera in Messico, e in una fabbrica di formaggio in Perù. Sono i numeri a fare la differenza: parliamo di ottenere fino a 10.000 litri di acqua al giorno. Con la tecnologia della Seas Societè de l’Eau Aerienne Suisse, si potrebbe “rispondere alla crisi globale dell’acqua” spiega il direttore generale, Rinaldo Bravo.

Anche perché la macchina funziona ovunque, anche in zone aride come il deserto, poiché é alimentata a elettricità, e quindi consente l’uso di fonti rinnovabili, dall’energia solare a quella eolica. E restituisce al contempo aria fredda per la climatizzazione e calore per il riscaldamento di acqua sanitaria. “Altri riuscivano a ottenere quantità molto ridotte di acqua dall’aria – spiega Bravo – . Noi, a 30 gradi e 70% di umidità, riusciamo a catturare il 60% dell’acqua presente nell’aria”. Questa tecnologia “permette di avere a disposizione una fonte praticamente inesauribile di acqua, riducendo costose infrastrutture, inquinanti (non ci sono scarti) e trasporti. Si può infatti ottenere acqua potabile di qualità, arricchita di sali minerali; ma anche acqua per uso agricolo (serre e allevamenti), oppure acqua distillata per uso alimentare, farmaceutico, ospedaliero, industriale.

Per tutte le tipologie proposte, i sistemi Seas permettono di produrre acqua dall’aria, con macchine da 2.500 a 10.000 litri al giorno, modulabili sino a centinaia di metri cubi, mantenendo l’acqua in ricircolo costante, a temperature corrette. Per cercare di capire il difficile meccanismo del sistema Awa, abbiamo chiesto aiuto al direttore generale, che ci ha fornito un’immagine semplice e diretta: quella di un vecchio frigorifero. “Pensate al frigorifero della nonna – suggerisce – che a un certo punto andava sbrinato. Allora la nonna staccava la spina e il ghiaccio cominciava a sciogliersi, ‘pioveva’ acqua dappertutto. Noi dobbiamo fare proprio come per la sbrinatura del frigorifero: mantenere la temperatura a 2 gradi qualunque sia quella esterna. L’acqua raccolta viene filtrata e poi resa potabile con l’aggiunta di sali minerali. Inoltre il freddo e il caldo che usiamo per questo processo, lo riusiamo per scaldare e raffreddare”.

In tutta questa tecnologia fa la sua parte anche un ateneo italiano, l’Università di Pavia. La Professoressa Anna Magrini dell’Unversità di Pavia, che ha collaborato alla realizzazione del progetto spiega: “La tecnologia garantisce un impatto ambientale basso o nullo. A differenza delle tecnologie a osmosi inversa (desalinizzazione, depurazione delle acque, trattamento delle acque reflue, ecc.), quella di Seas non rilascia impurità nell’ecosistema locale e offre una fonte illimitata e inesauribile di acqua potabile”. La rivoluzione che questo sistema può rappresentare per il mondo intero è ancora più evidente alla luce dei dati allarmanti sulla crisi globale dell’acqua: basti pensare che 880 milioni di persone in tutto il mondo non hanno accesso all’acqua potabile e 3,4 milioni muoiono ogni anno per la mancanza di questo bene o per malattie correlate.

Nello scorso mese di marzo, Seas ha donato a UNAkids, onlus impegnata a migliorare le condizioni di vita dei minori nelle regioni sconvolte dalle guerre, un sistema capace di produrre 2.500 litri di acqua potabile al giorno. Intervenendo all’incontro, il Segretario della onlus ha sottolineato quanto l’acqua sia un bene fondamentale, in particolare per i campi profughi: “L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati stima che il crescente esodo di rifugiati dalla Siria al Libano potrebbe superare di ben 10 volte le stime più recenti. Oltre il 50% di questi rifugiati hanno meno di 17 anni. Spesso queste persone non hanno accesso ai minimi approvvigionamenti di cibo e acqua potabile”.

Fonte: ilgiorno.it

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