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Mentre noi facciamo sacrifici, nel frattempo il governo Monti continua e regala 228 miliardi alle banche.

Il governo euroinomane di Monti sta continuando. Dopo la sua elezione a premier, considerabile un vero e proprio golpe massonico finanziario, con lo scopo di rapinare gli italiani, oggi sta continuando ancora, dopo Letta e adesso cone Renzi il programma Monti sta andando avanti, ma nessuno se n’è accorto.

La BCE darà il via all’operazione “3y LTRO”, ovvero aprirà i propri rubinetti della liquidità, mediante la sua prima e storica asta illimitata con scadenza a 3 anni e rivolta unicamente alle banche. In pratica la BCE concederà finanziamenti a tre anni a tutte le banche che ne faranno richiesta, accettando, in cambio, come garanzia una grande varietà di obbligazioni più o meno garantite.

Questo significa che le banche europee (e non gli Stati) potranno chiedere alla Bce tutto il denaro di cui hanno bisogno, pagandolo appena l’1% e potendolo reinvestire come vogliono: dai titoli di Stato ai mutui, dai prestiti a imprese e famiglie fino (o forse soprattutto) al pagamento delle cedole sui loro debiti in scadenza nel 2012.
Con ogni probabilità il sistema bancario europeo chiederà alla Bce tra i 400 e i 600 miliardi di euro, una cifra che già da sola è in grado di coprire gli oltre 400 miliardi di euro di debito privato in scadenza nel 2012, ovvero metterà al sicuro le banche da possibili default, lasciando intatte le probabilità di default degli Stati dell’Unione europea.
Secondo Draghi questa operazione potrebbe aiutare a evitare un credit crunch: è molto probabile infatti che le banche messe alle strette sia dalla difficoltà a reperire liquidità dei mercati e che dalla necessità di ricapitalizzarsi, finiscano con chiudere la borsa e non concedere più finanziamenti a famiglie e imprese, accelerando in questo modo gli effetti della recessione; dunque fornire liquidità illimitata alle banche dovrebbe servire a fare in modo che le banche prestino poi quei soldi a imprese e famiglie e così facendo sostengano l’economia reale.
Cosa che avverrebbe sicuramente se i finanziamenti della Bce fossero vincolati alla ricapitalizzazione e al finanziamento di imprese e famiglie, purtroppo però non è così. La Bce regalerà soldi alle banche senza controllare in alcun modo cosa le banche faranno con questi soldi.
Probabilmente molti di questi saranno utilizzati per pagare i debiti in scadenza, ma tutto il resto?

Gli avvoltoi
L’ipotesi più probabile è che una parte considerevole venga utilizzata per acquistare titoli di Stato dei paesi periferici: una possibilità che porta lo spread tra Btp e Bund a 455 punti con un tasso per i titoli decennali al 6,5%, mentre i due anni scambiano al 4,7%.
Del resto è anche l’opzione più conveniente, prendere a prestito dei soldi all’1% per comprare dei titoli italiani o spagnoli che rendono il 6,5% o il 4,7% ti permette di fare enormi profitti.

Come scrive Walter Riolfi sul Sole24ore: “Immaginiamo che le banche non vogliano rischiare con titoli superiori ai 5 anni, la differenza potrebbe essere del 4% per i Btp quinquennali (sono al 6%) e poco più del 2% per gli equivalenti Bonos (4,4%). Per i titoli triennali e biennali, che faranno la parte del leone, il differenziale si ridurrebbe di un punto circa. Il gioco non funzionerebbe con gli Oat francesi (quello a 5 anni è al 2,04%), mentre sarebbe ancora conveniente per i bond belgi (3,4%)”. (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-12-21/strada-shopping-titoli-063701.shtml?uuid=AanqYBWE).

Detto in soldoni: le banche non farebbero altro che speculare sui titoli di Stato spagnoli e italiani con i soldi forniti dalla Bce, aggravando ulteriormente gli effetti della crisi del debito. In pratica le banche comprerebbero titoli italiani, o spagnoli o belgi, ottenendo un largo guadagno già per il solo fatto di averlo fatto mediante i soldi prestati dalla Bce, ma puntando anche sul fatto che i loro rendimenti aumentino, ovvero che lo spread aumenti, ovvero che i paesi periferici sprofondino ancora di più nella crisi che li attanaglia. Si comporterebbero cioè da avvoltoi.
Si potrebbe obbiettare che le banche potrebbero avere paura di un haircut sul valore dei titoli sullo stile di quello greco e che quindi potrebbero preferire in fin dei conti finanziare l’economia reale.
Questo sarebbe vero, se nell’ultimo consiglio europeo, la Germania e la Francia non avessero imposto:
il divieto assoluto di operazioni di haircut sul modello greco
regole ferree e sanzioni «automatiche» per tutti quegli stati che violano il patto di bilancio, ovvero che non rispettano il doppio vincolo (3% massimo nel rapporto tra deficit e Pil, 60% massimo per quello debito/Pil)

l’inserimento del patto di bilancio in costituzione
Se tutte questi orientamenti diventeranno realtà (ed è molto probabile che ciò avvenga), tutti i paesi periferici dell’Euro saranno obbligati a pagare fino all’ultimo centesimo per ogni titolo di stato emesso, senza poter far mai ricorso all’insolvenza. Questo significa anche che puntare oggi sull’inasprimento della crisi e sul fatto che la Bce non diventerà mai prestatrice di ultima istanza vuol dire fare enormi guadagni, molto più grandi di quelli che si otterrebbero finanziando l’economia reale.
E l’Italia? E Monti?

All’interno di questo scenario, l’Italia come di consueto ha tenuto un profilo scandaloso.

La manovra Monti, infatti, oltre a reperire 34 miliardi di euro di cui:
– 11 miliardi provenienti dalla nuova tassa sulla casa (che come noto non esenta la casa di abitazione);
– 10,426 miliardi provenienti da ulteriori nuove tasse (che salgono a 13,706 nel caso – molto probabile – di un ulteriore aumento dell’Iva al 23% il prossimo anno). Di queste nuove tasse, solo 453 milioni si riferiscono a consumi di lusso, e appena 1.461 milioni provengono (ipoteticamente) da un’ulteriore microtassa sui circa 100 miliardi di capitali illegalmente detenuti all’estero, e in gran parte frutto di evasione fiscale, fatti rientrare (spesso solo nominalmente) da Tremonti dietro il pagamento di un obolo del 5%;
– 2,080 miliardi provenienti dalla manovra sulle pensioni (allungamento dell’età di pensionamento anche di 6 anni, blocco dell’indicizzazione delle pensioni, ecc.), che tra l’altro non è una una tantum ma ha caratteri strutturali.
– 1.071 milioni provenienti da un’imposta sulle attività finanziarie (peraltro assolutamente non proporzionale all’entità dei patrimoni mobiliari detenuti)
– 3.200 milioni provenienti da liberalizzazioni, cifra ipotetica visto che queste ultime non sono neppure state inserite nella manovra finale.
ha anche una clausola che prevedeva l’emissione di nuove obbligazioni per il rifinanziamento del sistema bancario.

Per molto tempo nessuno ha saputo però di che cifra si parlasse, oggi lo sappiamo: 228 miliardi di euro, di cui 57,7 regalati all’Unicredit, 43,8 regalati a Intesa San Paolo, 14,1 miliardi regalati alla Montepaschi di Siena, 10,5 regalati alla UBI, 10,2 regalati alla Banca Popolare più altri “spiccioli” regalati a tutte le altre.
Tanto per essere chiari: il governo Monti pretende sacrifici enormi da tutti per riuscire a garantire il pareggio di bilancio (colpendo principalmente pensionati, lavoratori e precari), e allo stesso tempo regala una cifra pari a 4 finanziarie alle banche, senza che nessuno ne parli.

Con quella clausola, Monti ha dato alle banche la possibilità di emettere nuove obbligazioni, su cui lo Stato mette una garanzia in cambio di una commissione, per un importo massimo pari al patrimonio di vigilanza di ogni istituto. Dato che, secondo Bankitalia, il patrimonio totale delle banche italiane è pari a 228 miliardi di euro, le banche potranno emettere fino a 228 miliardi di nuovi titoli: gli istituti possono quindi creare «artificialmente» nuovi titoli, fino a tale importo, con il solo scopo di darli in garanzia alla Bce.

Nella prima tornata di mercoledì, le banche italiane hanno presentato un collaterale per circa 40 miliardi di euro che hanno dato in garanzia per ottenere prestiti il cui volume ammonta a circa 130-140 miliardi di euro (al momento in cui scriviamo questa cifra non è ancora ufficiale), una cifra che copre perfettamente le scadenze di bond nel 2012 (130 miliardi) e soprattutto quelle dei due big, UniCredit (20,5 miliardi) e Intesa Sanpaolo (11,3 miliardi).

Un esempio chiarificatore
E’ come se lo Stato desse la possibilità a ciascun cittadino di creare dal nulla delle cambiali da cinquantamila euro, prendendosi ogni volta una commissione di 100 euro e soprattutto ponendosi come garante per la solvibilità del cittadino (ovvero se il cittadino diventa insolvente, lo Stato si impegna a pagare i cinquantamila euro); Ed è anche come se, lo Stato, non contento, permettesse al cittadino di prendere quelle cambiali fatte in casa dal cittadino e andarle a scambiare in banca, con cinquantamila euro in contanti a un tasso d’interesse ridicolo. In assenza di vincoli, è ovvio che il cittadino spenderà i soldi come meglio crede, perseguendo i propri obbiettivi personali. Se poi quel cittadino è anche un usuraio, la prima cosa che farà, dopo aver pagato i debiti, è investire quella cifra in usura, ovvero il campo dove potrà fare maggiori guadagni.
Il problema è che lo Stato non presta quei soldi ai cittadini, ma alle banche, sperando che queste poi li utilizzino per prestarli a famiglie e imprese, senza però mettere alcun vincolo sulla destinazione dei fondi.
E’ ovvio che le banche (caldeggiate dalle stesse Autorità) faranno altro: utilizzeranno i finanziamenti della Bce (all’1%) per comprare BTp (che rendono il 6,5%). Questo creerà un corto circuito spaventoso: lo Stato si indebita mettendo la garanzia sui bond bancari che regala alle banche, le banche li usano per finanziarsi in Bce e con i soldi ottenuti comprano titoli dello stesso Stato al tasso massimo possibile, alimentando la speculazione sui titoli di Stato e quindi contribuendo all’aggravamento della crisi dell’economia reale.
In tutto questo sarebbero garantite sia dall’acquisto di credit default swap sul debito, che dall’orientamento dello stesso governo Monti che sta riuscendo a imporre enormi sacrifici, vuole mettere il pareggio di bilancio in costituzione e si appresta a drenare somme enormi dalle tasche dei cittadini verso i mercati.

Previsioni
Se così fosse, lo scenario più probabile dei prossimi giorni è facile da intuire: una stabilizzazione degli spread dei titoli italiani e spagnoli (e forse una loro riduzione momentanea), e poi di nuovo una loro crescita a livelli ancora più drastici di prima. Nel frattempo le banche avranno risolto parte dei propri problemi e potranno ricominciare a speculare come e più di prima, mentre il paese sprofonderà in una recessione sempre più grande che comporterà nuovi tagli e nuovi sacrifici.
Questa operazione è ulteriore riprova del carattere antidemocratico e ultraliberista del governo Monti, un governo che da quando si è insediato sta portando avanti una politica economica criminale volta alla distruzione dello stato sociale e al massiccio trasferimento di capitali e ricchezze verso i mercati, le banche e gli speculatori di tutto il mondo. Una politica padronale che fa unicamente gli interessi dei padroni, a discapito di quelli di tutti gli altri.

Fonte: cpoexperia.it

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