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L’acqua secondo il presidente Nestlé: "non diritto, ma merce". Cosa ne pensi?

“Vi sono essenzialmente due punti di vista sull’acqua: uno è quello delle Ong, che io definirei estremo, e che vuole che l’accesso all’acqua venga nazionalizzato; in altre parole tutti gli esseri umani dovrebbero avere accesso all’acqua: una soluzione estrema, appunto. L’altra visione invece vuole che l’acqua sia una derrata alimentare e in quanto tale abbia un valore di mercato. È preferibile, secondo me, assegnare un valore a una derrata; tutti saremo più coscienti del fatto che ha un costo. Poi prenderemo le misure adeguate per le frange di popolazione che non possono accedervi”.

L’Italia dovrà essere apparsa al top-manager come un covo di pericolosi estremisti visto che ben 27 milioni di persone hanno scelto la prima opzione. Quella estrema. Ma continuiamo. Cosa penserà Peter dell’acqua in bottiglia? Eccovi serviti: “Non ho mai capito perché se metto dello zucchero nell’acqua sono un brav’uomo, se vendo acqua pura sono un uomo cattivo”. Il riferimento va alle bevande zuccherate che, a detta di Brabeck non ricevono le stesse critiche dell’acqua in bottiglia. Peraltro la Nestlé produce 16 differenti tipi di bevande zuccherate.

Ad ogni modo si è detto “orgoglioso e felice” per ogni bottiglia di qualsiasi altra bevanda che cede il posto ad una bottiglia d’acqua, soprattutto per i bambini. È un modo per sconfiggere il problema dell’obesità.

Insomma, una delle organizzazioni più influenti al mondo nel settore dell’acqua è guidata da un uomo per cui 1) l’acqua, elemento vitale per eccellenza, è una merce equiparabile ad un orologio o un paio di scarpe, e che 2) cerca di incoraggiare il consumo di acqua in bottiglia come rimedio miracoloso contro l’obesità. “Annamo bene, proprio bene”, direbbe Sora Lella, pace all’anima sua.

Pazzesco no?

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