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Il noto genio informatico Fabio Ghioni ci spiega la presunta guerra online all’ISIS.

Leggete questa intervista, per farvi un’idea su quello che ci viene spacciato per verità, sia dalle tv che dai vari social network.

Fabio Ghioni, ex hacker di fama internazionale ora consulente strategico per diversi organismi governativi e internazionali, davanti a quelle migliaia di account oscurati ride.
«Su una cosa l’Isis ha ragione», dice a Lettera43.it, «sono idioti».

DOMANDA. Perché un giudizio così duro?
RISPOSTA. Innanzitutto chiunque può spacciarsi per Anonymous. E chiunque può creare un gruppo e battezzarlo così. Chi controlla?
D. Quindi dietro alla maschera di Guy Fawkes potrebbe esserci chiunque.
R. Oltre al gruppo ufficiale, ci sono centinaia di ragazzotti che usano quel simbolo in Rete. Ormai è una questione di marketing.
D. Su Twitter però hanno dichiarato di aver oscurato 5.500 account di presunti jihadisti.
R. Sì, e chi lo verifica? Twitter dovrebbe denunciare di essere stato hackerato tra l’altro. Ma il punto è un altro.
D. Cioè?
R. Twitter come Facebook e YouTube hanno base negli Stati Uniti, non dimentichiamolo. Hanno sistemi di sicurezza interni, vigilano sugli account, individuando quelli fasulli e spam.
D. E possono bloccarli autonomamente?
R. Certo, hanno la possibilità di oscurare account che diffondono messaggi contro la legge. Se non lo fanno ci sarà un motivo.
D. E qual è?
R. Banalmente molti account di sedicenti jihadisti, ma vale anche per presunti pedofili, sono creati ad hoc dalle intelligence o dalle Forze dell’ordine per attirare potenziali criminali. Oppure sono rimasti attivi per essere ‘pedinati’ e seguiti.
D. Infiltrati 2.0?
R. Esattamente, funziona come nella realtà. Per cui c’è il rischio che Anonymous abbia oscurato anche account di infiltrati.
D. Un boomerang?
R. Si tratta dell’A dell’Abc di chi lavora nel web. E poi nel momento in cui creo un account e non sono su Marte attraverso l’Ip sono rintracciabile. Se inneggio all’Isis il giorno dopo mi trovo il Fbi alla porta…
D. Un account riconducibile all’Isis però ha risposto mettendo in guardia i cosiddetti «fratelli»…
R. Francamente con i mezzi che hanno non credo che i jihadisti siano intimoriti dal fatto che vengano chiusi account Twitter. Sai che paura…
D. Il Califfato però ha eletto la Rete come mezzo di comunicazione, propaganda e proselitismo.
R. Sì, per la propaganda. E poi usa il deep web, un territorio al di fuori dalla portata di chiunque abbia come obiettivo oscurare Twitter.
D. Se i social sono controllati, anche senza Anonymous, quali altri sistemi hanno terroristi e criminali per comunicare?
R. Per esempio le chat dei giochi online che hanno protocolli criptati. O l’Imessanging dell’iPhone.
D. Ma il telefono e la scheda non sono nominali?
R. Non in tutti i Paesi. È sufficiente comprare un nuovo cellulare a nome di qualcun altro e usarlo solo per quello scopo. Oppure il servizio di messaggistica cinese Wechat che è controllato, sì, ma solo dai cinesi.
D. E Skype?
R. È una leggenda: da almeno 15 anni si sa che le chat in Skype possono essere monitorate. Tanto vale scriversi via Facebook…
D. L’Isis dispone di hacker preparati secondo lei?
R. Direi proprio di no. Se ci fossero, può immaginare cosa riuscirebbero a fare?
D. Cosa?
R. Tutti i sistemi missilistici sono in Rete, così come i siluri, il controllo del traffico aereo. O gli scambi dei treni. Pure le petroliere ormai sono teleguidate. Potrebbero dirottarle da remoto, con un solo comando. E non avrebbero più bisogno di gente che si fa saltare in aria.
D. Praticamente un wargame. Sarebbe possibile anche accedere a conti bancari?
R. Certo, non ci sono più i caveaux zeppi di soldi. La valuta ormai è virtuale.
D. Questa guerra non convenzionale potrebbe portare a una stretta sulla nostra libertà e privacy, come accadde nel 2001 col Patriot Act Usa. Che ne pensa?
R. Mi limito a citare il presidente Thomas Jefferson: «Un popolo disposto a sacrificare un po’ di libertà per un po’ di sicurezza non merita né l’una né l’altra, ed è destinato a perderle entrambe».
D. È inutile quindi?
R. Quali risultati ha portato la stretta del 2001? Siamo ancora al punto di partenza. E poi i governi, le forze dell’ordine, le intelligence già controllano ciò che avviene in Rete.
D. Non ce ne voglia Anonymous…
R. Ci sono tante persone ed esperti che fanno il loro lavoro. Magari sbagliano: chi non lavora del resto non sbaglia. Ma non è inasprendo i controlli che si vince il terrorismo. Così la si dà vinta a loro.

Questa ottima, come sempre, analisi di Fabio Ghioni ci da la possibilità di riflettere sull’attuale situazione geopolitica mondiale, voi cosa ne pensate?

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