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I nuovi schiavi, La merce umana nell’economia globale.

Per molti sentire parlare di nuovi schiavi non sarà una novità. Il problema è che se ne sente parlare solo di rado, in qualche servizio televisivo a notte inoltrata oppure in prima serata due volte all’anno (di solito verso Natale) a Report o a C’era una volta. Eppure, la schiavitù non è per niente un fenomeno marginale. Anzi, è un vero e proprio affare di 32 miliardi di dollari l’anno (secondo stime dell’Organizzazione Mondiale del Lavoro) che ogni giorno continua a mietere le sue vittime in giro per il mondo.

Kevin Bales, autore di questo libro-inchiesta, vuole portarci a conoscere tutta l’agghiacciante quotidianità della schiavitù, tramite la testimonianza diretta di chi la subisce e sulla scorta di alcune riflessioni economico-politiche. L’essenza della schiavitù è una triade di violenza, miseria e ignoranza. Proprio questi tre elementi sono centrali per la creazione di nuovi schiavi. Solo i poveri, infatti, possono essere adescati con l’inganno nella schiavitù da debito (la più praticata nel mondo). L’ ignoranza poi, mescolata con l’ ingenuità, come nel caso delle baby-prostitute thailandesi, può facilitare largamente l’opera dei nuovi schiavisti.

Infine, violenza e crudeltà, sono i tratti comuni in ogni tipo di asservimento. Costretti a lavorare a costo zero, senza possibilità di scelta, gli schiavi vivono soprattutto nel Terzo Mondo (India, Pakistan, Bangladesh, Thailandia, Mauritania, Brasile, ecc.) ma anche nelle ricche capitali dell’Occidente industrializzato e democratico (domestiche segregate in case signorili e, più comunemente, donne africane o dell’Europa dell’Est costrette alla prostituzione) L’autore parla di nuovi schiavi per distinguerli dagli schiavi normalmente intesi. La schiavitù del passato era diversa essenzialmente per il suo bisogno di legalità e di legittimazione morale. I possessori di schiavi possedevano legalmente lo schiavo e quindi ne erano in un certo senso responsabili (ad esempio, lo curavano in caso di malattia). Oggi, lo schiavo, è usa e getta. Viene usato-sfruttato il più possibile, e poi, quando si ammala, quando non è più utile al fine del profitto del padrone viene letteralmente gettato. Si può dire che se lo schiavo un tempo era trattato come un animale da soma, ora è trattato come un oggetto. Una delle prime considerazioni a cui è portato il lettore di questo libro è che non servono leggi e Costituzioni proclamanti i diritti umani per abolire la schiavitù. In Thailandia la prostituzione è considerata illegale ma solo sulla carta.

Ogni giorno, i poliziotti garantiscono protezione ai bordelli in cambio di tangenti. Quando una delle 35.000 ragazze segregate nei bordelli riesce miracolosamente a fuggire non trova certo un fido alleato nella polizia che la rispedisce al mittente magari dopo averne abusato. Anche in Mauritania (Africa dl Nord) la schiavitù è stata abolita nel lontano 1980.

Peccato che la maggior parte degli schiavi non sia stato avvisato di questo cambiamento costituzionale… In questo Paese vige ancora una delle poche forme di schiavitù arcaico. Famiglie di schiavi vivono con le famiglie dei padroni in una sorta di famiglia allargata. Generazioni di schiavi nascono, vivono e muoiono, sempre nella stessa famiglia di padroni, convinti che questo sia il volere di Allah. Gli schiavi pensano a far da mangiare e a lavorare la terra in cambio di vitto e alloggio. Può capitare che schiavo e padrone siano legati da un reciproco affetto ma ciò non toglie che il loro rapporto si regga su un’ingiustizia di fondo.

Il reddito prodotto da uno schiavo è molto superiore a quello che consuma (spesso il suo cibo è costituito dagli avanzi del padrone). La cosa che più colpisce è che paesi come Francia e America continuano a fare affari con la Mauritania ignorando completamente la radicata presenza della schiavitù in questo paese.

Fonte: prodigio.it

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