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Annunciate già subito dopo il sequestro degli ulivi e gli avvisi di garanzia, le dimissioni del commissario straordinario per l’emergenza Xylella, Giuseppe Silletti, sono state rassegnate in mattinata. In contemporanea, sono state ore frenetiche per la Procura di Lecce, che ha dovuto chiedere al gip la revoca dell’emissione del decreto di sequestro preventivo per una parte degli alberi interessati.

Ma andiamo con ordine. Di buon’ora, alle 8.30, Silletti ha apposto la sua firma sulla lettera che ufficializza il passo indietro, poi inviata a Roma al ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina e al capo della Protezione civile.

“Dopo le sentenze del TAR del Lazio e l’inchiesta della Procura di Lecce che ha decretato il sequestro di tutti gli ulivi colpiti da xylella fastidiosa, non sono più nelle condizioni di eseguire il piano di eradicazione approvato dal Ministro e dalla Protezione civile” ha dichiarato il generale Silletti, che ora tornerà a dirigere il Corpo forestale dello Stato. Le dimissioni, dunque, sono giunte con un mese e mezzo di anticipo rispetto alla scadenza del mandato, prevista per gli inizi di febbraio, visto che lo stato di emergenza, prorogato per sei mesi ad agosto, non poteva più essere rinnovato.

Prima dell’addio, però, l’ultimo atto del commissario ha messo in difficoltà la Procura. Perché? Il 21 dicembre scorso, Silletti ha emesso l’ordinanza n.10 che, “vista la disposizione del sequestro preventivo”, abrogava la sua precedente, la numero 9 del 10 dicembre scorso. Non è un dettaglio: quel provvedimento, infatti, è quello che contiene una parte delle piante di ulivo poste sotto chiave, vale a dire quelle interessate dalle operazioni di rimozione immediata e coatta da parte dell’Arif.

In teoria, è come se fosse venuta meno la ragione di urgenza degli stessi sigilli, ciò che avrebbe potuto indurre il gip a non confermare lo stop ai tagli. Ecco perché, in mattinata, le pm Elsa Valeria Mignone e Roberta Licci hanno scritto al giudice Alcide Maritati per chiedere la revoca dell’emissione del decreto di sequestro preventivo per la parte riguardante le piante contenute nell’ordinanza abrogata, facendo rimanere in piedi, invece, il resto dell’impianto.

Le ragioni di urgenza dei sigilli, in sostanza, per gli inquirenti sono confermate, poiché riguardano anche gli ulivi interessati dalla richiesta di rimozione volontaria “sulla base del verbale dell’Ispettore fitosanitario, in cui si rileva la presenza di sintomi ascrivibili a Xylella fastidiosa”, in esecuzione alle previsioni della nota di Silletti del 3 novembre scorso. Oltre a questi, anche tutte le piante di olivo già destinatarie dei provvedimenti di ingiunzione e prescrizione di estirpazione di piante infette emessi dall’Osservatorio fitosanitario regionale. (fonte)

L’ultima parola spetterà al gip, che dovrà pronunciarsi entro Capodanno.

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