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EXPO gli abbiamo fatto i conti in tasca mancano 2 miliardi di euro per andare in pareggio.

I costi di gestione di Expo2015 sono solo una parte dei 2,4 miliardi (cifra provvisoria) investiti da Governo ed enti locali nella manifestazione e sono quantificabili in circa 960 milioni di euro.

Expo ha provato a sostenere che questi fossero inferiori (circa 840 milioni), ma è stata smentita dalla Corte dei Conti. Gli addetti alla comunicazione di Expo hanno indicato, come soglia ideale in grado di sostenere la spesa, un afflusso di pubblico pari a 24 milioni di visitatori paganti, che poi ha ridimensionato a 21 milioni. Al momento (ma aspettiamo i dati ufficiali) pare che questo traguardo sia stato raggiunto.

Supponiamo allora che siano stati staccati davvero 21 milioni di biglietti, sarebbero sufficienti a coprire le spese? Tutto dipende dalla cifra sborsata dal visitatore medio per accedere ad Expo ed anche questo ultimo dato ancora non è stato diffuso.

Non ci rimane allora che prendere in considerazione il migliore degli scenari possibili e fare due conti. Supponiamo che siano arrivati 21 milioni di paganti e che questi abbiano pagato il prezzo medio, di circa 24 euro a persona, quello indicato nei bilanci preventivi di Expo spa.

Rapido calcolo: 21 milioni x 24 euro = 504 milioni di euro Insomma i paganti, nel più roseo degli scenari, possono aver coperto circa la metà delle spese di gestione e mancherebbero all’appello circa 450 milioni che è improbabile che possano arrivare dalle altre forme di incasso derivanti dalle attività interne alla manifestazione.

In realtà sono molti gli indizi che ci fanno pensare che questo già misero scenario non sia (neanche lontanamente) realistico e che in realtà le spese siano state coperte solo in minima parte. Da quanto si è visto e sentito in giro, tra biglietti in offerta, truppe di scolaresche ed altro, è facile affermare che buona parte dei visitatori abbia pagato cifre comprese tra 0€ (gratuito), 5€ (biglietto serale) e 10€ (scontato).

Riepiloghiamo: Scenario ottimista: 21 milioni di visitatori alla media di 24€ a visitatore. Incasso di 504 milioni. Il saldo negativo sarebbe di circa 1,9 miliardi. Scenario “medio”: 21 milioni di visitatori alla media di 12€ (la metà). Incasso 252 milioni. Il saldo negativo sarebbe di circa 2,1 miliardi. Possiamo sostenere che “Expo ci è costato due miliardi”? Direi di sì.

21 milioni di visitatori, anche se “spalmati” nei mesi di apertura della manifestazione, sono davvero tanti, una vera e propria invasione: milioni di turisti in cerca di alloggio in prossimità dell’area Expo. Eppure chi ha cercato un posto in albergo, per sè o per amici, riferisce di aver trovato facilmente alloggio nel raggio di 2Km, anche nel weekend e anche a prezzi ragionevolissimi (per Milano): intorno agli 80€ per persona a notte. Circa un terzo di quanto richiesto dalle stesse strutture alberghiere durante il Salone del Mobile.

Insomma, saremmo portati a pensare che di turisti se ne siano visti pochini, se proporzionati alla eccezionalità dell’evento. Questo dato è abbastanza preoccupante e ci prepara ad uno scenario ben lontano dal renziano ottimismo, anche perché i turisti sono quelli che, in genere, pagano il biglietto a prezzo intero. Ma non finisce qui.

C’è una forma di indotto legato ad Expo che è riuscito a fallire anche a distanza: gli Eventi Expo in giro per l’Italia, sponsorizzati da Expo, in cui hanno investito gli enti locali. Il caso di Venezia è emblematico. Atteso un milione di visitatori. Arrivati 90.000. La filosofia del “fare cose” che ha scandito il ritmo dell’Expo2015, poi, ha segnato il territorio con opere e infrastrutture che stanno rivelando una natura semplicemente pretestuosa.

Come la BreBeMi, autostrada deserta che costerà a breve altri 50 milioni di euro.

Ma anche lo stesso terreno su cui è stato realizzato l’Expo, pagato 160 milioni, circa dieci volte il prezzo di mercato, si appresta ora a diventare una ulteriore fonte di spesa. Il Governo intende infatti rilevare la quota in possesso di Ente Fiera e farsi promotore di un progetto che prolunghi nel futuro l’attività dell’area Expo, magari concedendola all’Università. Come se non avesse già abbastanza problemi, l’Università. Immagine.

I ritardi nell’allestimento, padiglioni vuoti, file chilometriche, attese interminabili per accedere agli spazi espositivi e ristorazione a prezzi incomprensibili hanno snervato buona parte dei visitatori già provati da distanze interminabili da coprire a piedi, tratti di metropolitana che sono stati completati solo in tempo per la chiusura dell’Expo, mentre altri (metro M4) stanno aprendo i cantieri solo adesso.

La disorganizzazione è un prodotto che potremo esportare senza timore di concorrenza. Tema. Sul rispetto del tema della manifestazione, poi, c’è un coro unanime di fischi. Luca Trada della Rete NoExpo mi dice: “Anche la Caritas (che era presente in Expo) ha fatto notare la totale incongruenza tra la Carta di Milano e il tema della fame nel pianeta. Forse perché le protagoniste di questa Esposizione di Milano sono le stesse corporation che conficcano le unghie a livello planetario sulle risorse primarie: cibo, acqua e terreno e, materialmente, allontanano i popoli dall’accesso al cibo. E infatti i protagonisti del business anti-etico sono tutti presenti: Nestlè, McDonald’s, Eni, Enel, ecc.

Ma soprattutto, nella Carta di Milano non si accenna al tema degli OGM e non si nomina COP21“, la imminente conferenza internazionale sui cambiamenti climatici che aprirà i battenti a Parigi il prossimo 30 novembre. Anche lo scrittore Aldo Nove definisce in sintesi Expo2015: “una piccola Las-Vegas arredata da McDonald’s e Coca-Cola”. E non esagera.

Insomma, questa “Esposizione Universale” sembra aver mancato tutti gli obiettivi tranne uno: spendere miliardi di denaro pubblico (2,4 miliardi messi a disposizione da Governo ed enti locali) al solo scopo di far lavorare i soliti costruttori, far speculare i soliti speculatori. E Luca Trada su questo argomento si fa affilato come un rasoio: “la realtà è che Expo è, per citare Alberto Perino, il solito bancomat. Tra qualche mese saranno aumentati i visitatori a Pompei o nelle città d’arte? E il dubbio è: quante Pompei avremmo potuto ristrutturare con tutti questi euro?”.

FONTE: http://violapost.it/2015/11/01/expo-flop-di-incassi-e-due-miliardi-in-fumo-1

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